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Stavo pensando che...

Devo stendere. La cosa mi rompe abbastanza anche perché l’oblò della lavatrice è rotto ed ogni volta per aprire devo trafficare con il cacciavite, mi scordo come si fa, c’è un metodo semplicissimo che con un tic si apre ma me lo scordo, io stronzo! Poi però c’è un momento magico. Quando tiro fuori la roba, capo dopo capo escono fuori sti piccoli omettini bagnati che quando escono c’hanno la faccia mogia del bambino che ha dovuto fare il bagno contro volontà e ha subito la più grande delle umiliazioni. Escono fuori le magliette bagnate di Manù, piccole, un po’ malconce, un po’ disordinate ma vive, mi sembra che dentro in qualche modo ci sia lei e quando prendo le sue calze e le sue mutandine minimal sono suoi pezzettini, sono momenti del suo corpo che si mettono bravi lì sullo stendino. Poi una calza mia, una sua, la tovaglia: la mamma, l’altra calza mia due stanghettine sopra, un casino, una distribuzione completamente casuale di noi stessi messi lì ad asciugare. E mi fa piacere guardarci li tranquilli e posati, umidi e modesti e penso a volte quanta arroganza ci sia in una camicia stirata o in due calzini piegati e secchioni. Ho finito di stendere, il teatro dei burattini smette e torno al lavoro ma sento di là c’è una felpa che piange, non vuole asciugare, non vuole tornare ad essere la solita felpa stronza e saputella che nell’armadio aspetta quel gran giorno in cui, arriva la luce dell’anta che si apre, tutti lì a mettersi in mostra e fra decine di altri capi opportunisti e stirati sarà scelta ed indossata. Devo smettere di stendere o di bere?

 

di Andrea Di Marco | 13.11.2008

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