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Stavo pensando che...

Fra pochi giorni cade il decennale dalla morte di Andrea Di Marco e ancora è vivo il ricordo. Si sprecheranno i servizi e le trasmissioni televisive, si sprecheranno le interviste ai suoi amici, colleghi e parenti. Oggi sembra che tutti fossero culo e camicia con lui, ma così non era. Nessuno lo era prima che venissero trovate per caso sul suo computer quelle 4 files che hanno rivoluzionato il mondo della musica, del teatro e della comicità . È il caso, se ce n’è ancora bisogno, di interrogarsi su come mai nessuno si accorgeva di avere a che fare con un artista di così grande sensibilità quando veniva chiamato sottocosto per fare delle marchette nei centri commerciali, come mai fino alla fine fu costretto a fare spettacoli in birrerie, ritrovi per camionisti o discoteche lap dance. Come mai, solo dopo morto, ci si è accorti che faceva ridere e commuovere, che era un comico ed un artista a 360 gradi. Perché in quelle serate in cui il gelo alle sue battute regnava sovrano, nessuno di noi si è mai alzato per dire a tutti che non capivano niente, che avevano a che fare con un genio e che se non si rideva era perchè c’era in noi qualcosa che non andava. Ce lo ricordiamo con la sua chitarrina a fare i suoi bignamini nell’indifferenza generale, ce lo ricordiamo a fare le sue macchiette alla Totò e Peppino vestito da prete o da tirolese. In realtà questa sua necessità di travestimento era un semplice modo per dire a tutti “ehi, ci sono!!!” Ma nessuno lo capì. Nella sua lettera di addio, quando scrisse “me ne vado perché in questo mondo non c’è più spazio per Sugnu iu cucculino” ci lanciava un allarme. Il mondo oggi deve chiedere scusa ad Andrea.

 

di Andrea Di Marco | 23.05.2008

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