
Stavo pensando che...
Mi sono appena svegliato è ho un bel po’ di schifo in bocca. Ho la lingua secca e c’è tutto un lavoro di amarognolo tra il palato e l’incipit della gola. Perché? Ho bevuto ieri? Si, forse qualche bicchiere ma non è quello. Il fatto che ieri era la festa della donna. Ho suonato al Fellini di Genova, appena sono arrivato per il sound check sulle tavole splendeggiavano dei panini fatti a forma di pisello, anzi no, di cazzo; qui e là falli giganti gonfiabili con disegnate faccie che sorridono (?). E poi lo spogliarello, una serie di pezzi di carne accostati così, uno vicino all’altro lucidi e ben tenuti, mi sembra di aver anche visto una cosina rossa che divideva la schiappa destra da quella sinistra, forse per dare un po’ d’ordine. Sentivo donne ridacchiando ammettere: ce l’ha piccolo… perché? Poi la serata è partita, ogni tanto qualcuna di queste signorine si alzava sulle sedie e gridava sguaiata, perché finalmente aveva il modo di essere libera, un giorno all’anno di poter gridare al mondo che gli piace la minchia, solo la minchia, tanta minchia. Io lo sapevo già e secondo me negli altri giorni dell’anno l’effettiva possibilità di ottenere quel tipo di prodotto anche senza grandi sbattimenti c’è. Io devo essere sincero, questo tipo di avvenimenti, anche se è un luogo comune, mi ributtano. Mi ributtano quelle persone che hanno trasformato la festa della donna nella festa della vacca, mi ributta chi pensa di imbandire le tavole con i panini-cazzilli, chi dice al microfono: donne è la vostra festa, dateci dentro, chi esce con le amiche l’ottomarzo, i vitelloni che vanno in discoteca aprofittando della grande quantità di capi al pascolo per fare buona caccia, chi mi fa sentire per un giorno che il genere umano è diviso in due categorie: ci sono le persone, composte da uomini e donne, e gli animali composti da bifolchi e vacche. Io con questa seconda categoria credo, a volte, di condividere solo la biologia.
di Andrea Di Marco
| 08.03.2008