
Stavo pensando che...
Viaggiare è la cura dell’anima. Sono stato in Madagascar tre giorni… tempo di arrivare, compilare le scartoffie per la dogana e l’ufficio immigrazione, arrivare in camera, disfare le valige, farsi una doccia, fare le valige, il check in e ritornare. Però sono sincero, qualcosina del Madagascar son riuscito a sbirciarla. C’è pieno di neri che vivono nelle baracche coi tetti di paglia e fango come nei documentari sull’Africa di Licia Colò - qualcuno dice addirittura di averla avvistata su un albero di eucalipto che amoreggiava con delle scimmiette. Ci sono le donne con le borse sulla testa e i bambini con le magliette dei giocatori dell’Inter, forse in onore al fatto che lo stipendio mensile di Ibrahimovich è pari al prodotto interno lordo del loro paese. In Madagascar non ci sono i vecchi, forse sono illegali, forse li riciclano o forse li vendono in cambio di magliette dell’inter. Comunque si chiamano Malgasci che a Genova sembra una brutta parola. Il mezzo di trasporto più comune è lo zebù una sorta di mucca con la gobba di colesterolo, lo usano per trainare i carri, arare i campi e i ragazzini ci fanno le impennate tirandolo per le corna. La natura. I miei compagni di viaggio sui pulmini si stupivano perché ogni tanto si vedeva un camaleonte ma io che sono di Genova posso dire che da me c’è pieno, basta andare all’acquario. Una scena che mi ha fatto stringere il cuore e mi ha strappato una lacrimuccia: un camaleonte di 40 cm, verde smeraldo, bello e sano ad un certo punto si ritrova in mezzo alla strada con il nostro pulmino che inesorabilmente lo sta per investire e schiacciare, è incredibile come nell’ultimo sforzo di mimettizazione abbia cambiato il suo colore in grigio asfalto con un pezzo di striscia di mezzeria. E li poi capisci che non c’è quella grossa differenza tra un camaleonte del Madagascar ed un gatto sulla sopraelevata di Genova. Il mare è stupendo ma non sempre. È fantastico con l’alta marea, è estenuante con la bassa che devi camminare almeno mezz’oretta per avere il minimo sindacale di balneabilità. E poi infine c’è pieno di granchi arroganti, io sono stato pizzicato da un granchio prepotente perché volevo un po’ giocare con un bastone nel quale lui aveva fatto la tana, cazzo voleva, era suo? nonostante io cercassi prima di farlo ragionare con le buone, portando le mie motivazioni, lui, da ignorante com’è mi si avvicinava cercando di pizzicarmi: se ne aproffittava che eravamo al largo e giocava in casa, fossimo stati sulla terra ferma, caro mio, l’avrei stritolato con una sola piedata! Ora son tornato e dentro di me c’è un grande vuoto, sarà il mal d’africa, la nostalgia per un paradiso incredibile, per una natura straripante e commovente o forse quelle minchiette che ti danno da mangiare in aereo non saziano una beata cippa?
di Andrea Di Marco
| 23.04.2007